L’orecchio onniudente, la nuova creazione di Ambrosini

su testi di Ruzante e Giuliano Scabia e musiche di Adrian Willaert, Giovanni Picchi, Annibale Padovano, Marco Facoli, Claudio Monteverdi: In prima esecuzione assoluta, (commissione Modena Belcanto Festival) lunedì 29 settembre al Teatro delle Passioni 

In prima esecuzione assoluta, (commissione Modena Belcanto Festival) lunedì 29 settembre al Teatro delle Passioni di Modena (ore 20.30) è di scena L’orecchio onniudente, concerto inusuale, in cui il compositore Claudio Ambrosini propone l’accostamento, anzi il corto circuito, tra il mondo di due grandi scrittori nati a Padova: uno nel Rinascimento, Angelo Beolco detto Ruzante, e l’altro nel Novecento, Giuliano Scabia.

Gli interpreti sono Marija Jovanović clavicembalo e direzione, Michele Sambin voce recitante, Matteo Liva pianoforte, Ensemble Vox Secreta composto da Maria Chiara Ardolino soprano, Claudia Graziadei soprano, Julie Mellor mezzosoprano, Caterina Bonelli contralto.

La concertazione è di Claudio Ambrosini.

Articolato in due parti, il lavoro presenta pagine cinquecentesche di rarissima esecuzione composte a Venezia: la canzone scritta da Ruzante, Zoja Zentil musicata dal fiammingo Adrian Willaert maestro di cappella nella basilica di San Marco a Venezia; le sorprendenti Greghesche, canzoni buffe in vari dialetti messe in musica da Annibale Padovano, le Canzonette pubblicate da un esordiente Claudio Monteverdi, allora diciassettenne, e ancora musiche di Giovanni Picchi e Marco Facoli.

Nella seconda parte la “lingua rustica” del Ruzante è accostata ai versi aerei e fantasiosi di Giuliano Scabia – a novant’anni dalla nascita – con il quale Ambrosini ha avuto una lunga frequentazione umana e artistica.

L’attività multiforme e innovativa di Giuliano Scabia – ci racconta Claudio Ambrosini – sta progressivamente guadagnando l’attenzione che merita. Autore di lavori teatrali, romanzi, testi didattici, poesie e innumerevoli azioni ed eventi realizzati nei posti più disparati e negli orari più diversi (famosi gli attraversamenti notturni di boschi per alcune letture ad alta voce estremamente coinvolgenti), Scabia è stato per oltre un trentennio anche docente al DAMS, che ha contribuito per vari aspetti a caratterizzare. Altrettanto pionieristica l’idea di un Teatro Vagante, di strada o la partecipazione a momenti rivoluzionari, come l’azione guidata dalla scultura ‘Marco Cavallo’, che aprì il varco alla riforma degli ospedali psichiatrici operata da Franco Basaglia a Trieste. E proprio lì l’ho conosciuto, nel 1973, una volta che avevo accompagnato i pittori veneziani Vittorio Basaglia e Federico Velludo, impegnati con lui nella costruzione della statua. Da quella volta abbiamo cominciato a frequentarci con assiduità sempre maggiore (Scabia aveva casa a Venezia) al punto che, forse con l’eccezione di una volta o due, abbiamo passato assieme la cena di Capodanno degli ultimi quarant’anni. Per ciascuna di queste cene Giuliano – continua Ambrosini – preparava un’operina nuova, in forma di poemetto a più voci. Leggeva lui, col suo stile inimitabile, ma talvolta coinvolgeva anche i commensali, che invitava a sostenere questo o quel ruolo. E proprio da queste operine, quasi tutte finora inedite, sono tratti i frammenti cantati ne ‘L’orecchio onniudente’, un progetto nato per onorare la ricorrenza del novantesimo anniversario della nascita del poeta. Frammenti che il pubblico avrà modo di sentire per la prima volta in questa occasione” – conclude il compositore veneziano Leone D’oro della Biennale di Venezia per la Musica del presente.

Claudio Ambrosini ha trasformato la geografia della sua città – Venezia – in una bussola biografica e artistica: vivere a pochi passi dalle case e tombe di grandi maestri come Tintoretto, Tiziano, Goldoni o Monteverdi significa per lui respirarne quotidianamente lo spirito. Venezia, unica al mondo per la sua anima musicale, ha sedimentato nei secoli una tradizione che intreccia architettura, poesia, pittura e suono. Basti pensare alle straordinarie innovazioni nate nella Basilica di San Marco, dove Gabrieli e Willaert crearono forme polifoniche “stereofoniche”, trasformando lo spazio sacro in una vera e propria partitura sonora.

Ambrosini raccoglie questa eredità e la proietta nel presente, incarnando la continuità ideale con la “seconda scuola veneziana” di Malipiero, Maderna e Nono. La sua musica nasce dall’incontro tra memoria storica e ricerca contemporanea: il passato non è mai citazione erudita, ma terreno fertile di nuove invenzioni.

L’orecchio onniudente non contrappone semplicemente antico e moderno, ma li fa dialogare in un gioco di rimandi e “cortocircuiti” poetico-musicali. Antiche canzonette, villanelle e danze rinascimentali aprono la strada alla nuova partitura di Ambrosini, in cui il teatro, la poesia e la musica si fondono in un ritratto sonoro vivo e sorprendente. Così, da Willaert a Monteverdi, da Ruzante a Scabia, Venezia continua a parlare attraverso le voci del presente, in un flusso ininterrotto di memoria e invenzione.